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 Ad un maestro di tango

 

di  Maurizio Fusaro

 

I Maestri di Tango argentino, si sa, sono persone un pò 'sui generis', assai particolari, come particolare (per non dire unico) è il ballo che essi insegnano. E, per parafrasare Orwell, dirò anche che tutti i Maestri di Tango argentino sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri.... Quelli "più" uguali degli altri, sono dei Maestri che collocano la propria attività didattica (sì, perchè non basta essere bravi ballerini, ma occorre soprattutto SAPER insegnare)a un livello che sfiora e, in certi casi coincide, con gli interessi vitali della propria esistenza. Uno di quei Maestri che ti insegna a ballare anche quando non sei a lezione; un Maestro che considera - giustamente - il Tango argentino una CULTURA a tutti gli effetti, evitando di relegarlo sommariamente al ruolo di danza; un Maestro che, quando meno te lo aspetti, magari mentre con lui stai a conversare di tutt'altro, ti prende il viso tra le mani, ti punta gli occhi nei tuoi e ti dice a bruciapelo: "TU DOVRAI BALLARE COME DICO IO......."; un Maestro il quale, quando stai ballando, magari fa finta di ignorarti, ma che poi - dopo - potrebbe dirti perfino quante volte hai sbattuto le ciglia mentre ballavi quel certo brano, oltre che a fornirti dei preziosi consigli o delle sacrosante tirate d'orecchi in caso di un errore anche men che grossolano...Ecco, io conosco un Maestro che è proprio così, e anche di più, solo che il timore di scivolare - sia pur senza volerlo - nella celebrazione delle qualità umane e professionali della persona, mi impone e mi consiglia di non aggiungere altro. In ogni senso il mio Maestro di Tango è fatto così. Generoso dei suoi saperi artistici e non solo, mai avido delle cose materiali, talvolta immediato nell'estensione delle sue sensazioni o sentimenti ma, in ogni caso, incapace di conservare una contrarietà nei confronti del suo prossimo per un tempo superiore ai dieci minuti. Bene, anzi male, malissimo, perchè il mio Maestro da poco più di un mese, è stato chiamato ad un Altissimo incarico in un posto da dove, evidentemente, una sera di giugno si sono accorti della sua  bravura e, perentoriamente,  lo hanno chiamato a insegnare Ochos e Voleos a gente che di voli,  a  quanto pare, se ne intende assai bene. Ma il mio Maestro continua a essere presente, come sempre, una presenza ora molto più discreta e silenziosa, ma per questo non meno vigile e attenta. L'ho intravisto, infatti, seduto sul ramo di un pino secolare nel parco del Grand Hotel di Rimini, durante l’Amarcord Tango nella notte dell'11 giugno; a seguire me e Tiziana mentre ballavamo; ieri sera - alla Milonga del Circolo Tennis - mi è sembrato di sentire un suo rimprovero rivoltomi per un giro a sinistra non eseguito alla perfezione, so già che domenica prossima sarà sulla spiaggia a guardarci mentre siamo a ballare al Thay.....e, ciao GIGI, grazie di tutto, per sempre.

 

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