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Storia del tango a Lecce.
Intervista a Gino Pastore
Come è iniziato il tango a Lecce?
Il germe del tango risale a parecchi anni fa, al 1966, quando per la
prima volta ascoltai Carlos Gardel.
Un, allora giovane, docente universitario argentino portò con sé
dischi in vinile di Gardel, D'Arienzo, Canaro... Ebbi la fortuna di
conoscerlo e di diventarne amico, amicizia che tuttora conserviamo
malgrado le diverse primavere trascorse. Era nostra abitudine
incontrarci con altri amici e ascoltare tanghi, magari giocando a
Trucco, un gioco a carte tipico dell'Argentina e del sud America. Ci
convertì anche al mate, la tipica bevanda dell'Argentina e dell'
Uruguai che si sorseggia da una zucca con una cannuccia, passandola
fra i presenti. Sono note le immagini di Che Guevara o dello stesso
Josè Garibaldi , come lo chiamano loro, che sorseggia il mate. Che
Guevara era argentino e Garibaldi, eroe dei due mondi, visse per
diversi anni in Sudamerica. A Montevideo c'è la sua casa che è stata
trasformata in museo a lui dedicato. Ancora oggi bevo il "mate
amargo" così come viene citato in diversi tanghi.
Come mai
non si è sviluppato in quegli anni?
Il terreno era arido da noi come da loro. Ricordiamoci che subito
dopo c'è stato il sessantotto con tutti i suoi pregi e difetti,
quando ballare era una cosa da gente non impegnata. A parte la moda
delle musiche inglesi e americane che hanno fatto piazza pulita di
ciò che di grande c'era stato. In Argentina poi, come in altre
nazioni sudamericane, ci sono state le dittature militari che hanno
praticamente soppresso il fenomeno tango, relegandolo a musica di
secondordine, forse perchè ne temevano più la forza aggregativa di
questa musica e ballo. In quel periodo anche per organizzare una
festa natalizia in famiglia bisognava avere il permesso delle
autorità.
E
poi come si è sviluppato questo fenomeno?
Bisogna aspettare gli anni novanta per la rinascita del tango.
Alcuni vecchi e bravi musicisti argentini organizzarono dei concerti
di tango negli Stati Uniti, Europa... con esibizione di ballerini.
Torino fu la prima in Italia ad usufruire di questa rinascita. Nel
frattempo l'eco di questo fenomeno si diffondeva principalmente
attraverso internet. Notizie che avevo, e speravo molto che l'onda
lunga arrivasse fino a Lecce. Insieme all'associazione Raimbow
Dance, credo non esista più, tentammo di diffondere questa
musica e danza. Furono invitati noti ballerini romani, tempo fa
hanno organizzato lo spettacolo di Zotto, ci furono alcune lezioni e
un approccio con chi già ballava presso l'associazione.
Probabilmente i tempi non erano ancora maturi. A distanza di qualche
anno fui felice di apprendere che l'associazione Salentango dava
corsi di ballo con un maestro argentino. "Se fanno corsi di
tango", pensai, "prima o poi organizzeranno delle milonghe e
finalmente avrei ballato". E così fu con successo e gioia di chi
si avvicinò al tango. Ma il fenomeno era destinato ad ampliarsi.
Intanto fu costituita a livello nazionale la Federazione FAItango!
che raccoglie le varie associazioni delle diverse regioni italiane e
della quale faccio parte. Nel frattempo a Lecce si formò
l'associazione BluTango che dette un nuovo e forte impulso alle
serate di ballo, oltre a vari eventi culturali. Hanno tenuto corsi
con diversi insegnanti argentini e non.
E oggi come è la situazione
Da poco è nata TangoLecce. É la conseguenza di una domanda in
continua crescita. Gente che ha voglia di ballare e di apprendere
questa musica e danza che ormai ha un secolo e mezzo di storia. La
crescente domanda fa pensare che la gente ha voglia di riscoprire
gli altri attraverso l'abbraccio, riscoprire la propria identità di
donna e di uomo e di diventare complici nel costruire, inventare
insieme qualcosa, una espressione artistica...
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